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"La musica di Giacomo Toni è un vortice di frasi ripetitive e taglienti, cantate dopo aver schiarito la voce ed aver fumato così tante sigarette da non curarsi più di smettere. Nostalgico ma sincero fino ad un cinismo che sconfina nell'euforia - sua e degli strumenti contagiati da una lucida sbronza collettiva in "Hotel Nord Est" Giacomo Toni canta senza riserve e mezzi termini, fra ritmi lenti che si alternano a quelli più sfrenati fino allo sfinimento, consapevole del fatto che nessuno lo criticherà di certo per aver preso una nota sbilenca con la voce, perché concentrato piuttosto nell'ascoltare i suoi testi metaforici e visionari. Sicuramente un giovane cantautore (romagnolo) che ricorda la stessa surreale teatralità nel lessico sbiascicato e paradossale di Enzo Iannacci e Giorgio Gaber, distinguendosi per quella giusta dose di incoscienza e leggerezza che ogni artista deve avere e che lo fa camminare in bilico fra la realtà dei nostri giorni ed il sogno. La via di fuga è sempre una sana follia di fondo, e Giacomo Toni (pianoforte e voce) la percorre fiero insieme alla sua Novecentoband formata da: Carlo Borsari (chitarre , clarinetto basso); Marcello Jandù Detti (trombone); Marco Frattini (batteria, percussioni); Eusebio Martinelli (tromba); Roberto Villa (contrabbasso, clarinetto). Ascoltare per credere".
Marina Conti


"A un primo ascolto, Giacomo Toni fa pensare a Enzo Jannacci, Piero Ciampi, Paolo Conte, Vinicio Capossela e altri autori di questo calibro. In realtà Giacomo Toni è Giacomo Toni, e prima che abbia finito saranno Enzo Jannacci, Piero Ciampi, Paolo Conte e Vinicio Capossela a far pensare a lui. Le sue canzoni sono a tratti serie e a tratti comiche, ma più spesso serie e comiche insieme: che parli dell'operoso nord-est o di una ragazza che gli sfugge, di triangoli isosceli o bevitori longevi, l'unico argomento di Giacomo Toni è la condizione umana, e il suo solo progetto è scolpirla nel legno di parole e note mai banali e mai ad effetto. Ad ascoltarle più di una volta, queste canzoni tradiscono una cultura musicale vasta e digerita senza sforzo – e allo stesso tempo non dichiarata, non sfoggiata, anzi quasi nascosta, come a scusarsi del disturbo. Giacomo Toni sostiene di non avere ancora compiuto trent'anni e di essere nato e cresciuto nella periferia agricola della Romagna: se è vero, vengono i brividi a pensare a cosa potrà scrivere fra un decennio. Persino le sue prime canzoni hanno sempre un guizzo geniale – un ritornello folgorante, una rima inattesa – ma le più recenti non conoscono né cadute di stile né momenti morti, e sembrano composte con un'attenzione monacale (ancora più che maniacale) al dettaglio musicale e linguistico, alla giusta combinazione di parola e melodia. Attorniato com'è da musicisti di prim'ordine che lui sostiene di non meritare, questo falegname-monaco che crea canzoni perfette va sentito e visto su disco, dal vivo, e in qualsiasi altra forma la moderna tecnologia possa sintetizzare per i nostri sensi. Conviene consumarne in grandi dosi, finché ce n'è e finché non costa quello che vale".
Massimiliano Morini

Articolo su "La Voce"